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Da dove vengono i tarocchi di Marsiglia
Se cerchi l'origine dei tarocchi, quasi tutti ti diranno Milano, metà del Quattrocento. Le carte più antiche arrivate fino a noi sono quelle dei Visconti-Sforza, miniate attorno al 1450 dal pittore Bonifacio Bembo per la corte milanese, con figure in lamina d'oro. Ventisei di queste carte si trovano qui vicino, all'Accademia Carrara di Bergamo.
All'Accademia di Carlo Bozzelli, dove mi sono formato, si racconta una storia diversa, che parte da Marsiglia e da molto prima. Nel 415 arriva in città Giovanni Cassiano, un monaco passato dall'Egitto, e fonda l'abbazia di San Vittore. Per secoli i suoi monaci si diffondono dalla Catalogna al nord Italia, facendo circolare testi e immagini.
Ed è proprio negli statuti di San Vittore che, nel 1337, compare il divieto per i monaci di giocare al "paginae", il gioco delle carte. Potrebbe essere la più antica citazione dei tarocchi. E i contatti con Milano c'erano: Guillaume de Grimoard, abate di San Vittore e futuro papa Urbano V, fu mandato proprio alla corte dei Visconti. In questa lettura Milano diventa una tappa della storia, più che il punto di partenza.
C'è poi una cosa che si può verificare a occhio: i tarocchi di Marsiglia, anche se disegnati da cartai diversi in epoche diverse, si assomigliano tutti. Gli altri mazzi cambiano con l'autore, questi no. Segno che il disegno non è decorazione, ma un linguaggio preciso.
Il mazzo di riferimento è quello del maestro cartaio Nicolas Conver, inciso intorno al 1760. In origine era colorato a mano con le mascherine, pieno di verde e di celeste: colori che sparirono quando arrivò la stampa industriale a quattro colori. Dopo di lui in tanti hanno provato a "correggere" le carte: nel 1781 il pastore protestante Court de Gébelin aggiunse uno zero al Matto e lo ribattezzò Pazzo, altri trasformarono la Casa Dio in una Torre che crolla, e nel Novecento Arthur Waite scambiò di posto la Giustizia e la Forza.
Per questo leggo con un mazzo di Marsiglia: perché nei tarocchi i dettagli contano, e lì sono rimasti al loro posto.
Federico Donati, tarologo diplomato all'Accademia dei Tarocchi di Carlo Bozzelli